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“CONDIZIONI E TUTELA DI SOGGETTI DEBOLI E DISAGIATI” O.P.G. 17/11/2012

CONVEGNO DELL’ASS.PE.93-CAMERA MINORILE ALL’O.P.G. SUL TEMA: “CONDIZIONI E TUTELA DI SOGGETTI DEBOLI E DISAGIATI” NELL’AMBITO DEL CORSO DI DIRITTO PENALE MINORILE SU “DONNE - MINORI E CARCERE”.

Il 17 Novembre 2012 si è svolta presso l'O.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) di Barcellona Pozzo di Gotto la terza giornata tirocinante del corso di diritto penale minorile 2012. A differenza dei due precedenti incontri tirocinanti e per la peculiarità dei temi in programma, questo evento formativo si è inteso trasformare in evento conferenziale non solo su temi inerenti il diritto minorile, ma riguardanti anche tematiche di scottante attualità relative alla “realtà OPG”, all’incertezza della loro futura sorte ed all’evoluzione della legislazione in materia. Il convegno è stato aperto dal Direttore dell’Istituto - Dott. Nunziante Rosania ed ha visto la partecipazione di illustri relatori: il Dott. Nicola Mazzamuto (Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Messina), il Dott.Maurizio Veneziano (Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria), il Dott. Angelo Meli (Direttore del Dipartimento della Giustizia Minorile per la Sicilia), oltre all’Avv. Antonino Centorrino (Presidente di Ass.Pe.93-Camera Minorile di Messina). Dopo i saluti iniziali da parte del dott. Rosania, ha preso la parola l'Avv. Centorrino presentando al qualificato uditorio (che ha pur visto presenti diverse rappresentanze delle istituzioni cittadine) l’Associazione, come espressione di un’Avvocatura che prende atto di determinate realtà e divulga un determinato modo di pensare e di agire. L’azione della Camera Minorile di Messina è infatti rivolta agli appartenenti a quelle cosiddette "categorie disagiate", con un impegno sul campo che è fonte di arricchimento continuo. Il primo pensiero del Presidente Centorrino è andato a tutti quei minori al seguito delle madri detenute e nello specifico, a tutti i figli minori di donne internate in OPG. A tal riguardo, la legge 8 marzo 2001 n. 40, recante "Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori" (c.d. Legge Finocchiaro), rappresenta un baluardo (seppur insufficiente) per le detenute madri, che oltre alla condanna vera e propria si trovano a dover affrontare un’altra pena, altrettanto mortificante ed a tratti lacerante dal punto di vista umano: quella della scelta di tenere o meno con sé il figlio minorenne (di età inferiore ai tre anni), in carcere, con le immaginabili conseguenze in entrambi i casi ed ancor più al compimento del terzo compleanno del figlio. E con riferimento alle donne ricoverate in O.P.G., è stata evidenziata la ulteriore sopportazione di esse anche alla recisione dei legami familiari ed alla lontananza dagli affetti (soprattutto per i meno abbienti), tenuto conto che in tutta Italia sono oggi attivi solo 6 "Ospedali Psichiatrici Giudiziari". La conseguenza logica ha consentito di cogliere la similitudine nella attuale condizione tra le donne-madri con figli al seguito (eventualmente ospiti in ICAM, con sparute realtà al momento esistenti in Italia) e quelle ricoverate in O.P.G. (seppur con previsione normativa, anche dal punto di vista trattamentale e custodiale, in corso di radicale evoluzione-trasformazione). A seguire ha preso la parola il Dott. Nicola Mazzamuto (Presidente del Tribunale di sorveglianza di Messina) che ha affrontato, dapprima la tematica della condizione carceraria femminile e dopo, quella della futura sorte degli OPG - in conseguenza delle recenti disposizioni per il definitivo superamento di tali strutture ex decreto-legge 211/2011 convertito con modificazioni nella L. 9/2012. Con riferimento alla condizione carceraria femminile, l'illustre relatore, alla luce delle modifiche e dei nuovi istituti introdotti con la Legge 62/2011 (che prevede varie modalità di espiazione della pena in ambito extrapenitenziario, a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori) ha espresso qualche considerazione in merito a quei casi in cui, vuoi per questioni di gravità del fatto commesso, vuoi per Dott.Rosania - Avv.Centorrino - Dott.Mazzamuto - Dott.Veneziano - Dott.Meli questioni legate ad indici di pericolosità sociale, la donna-madre deve necessariamente espiare la propria condanna in carcere. Certamente, ha continuato, anche a queste donne va riconosciuto il diritto di avere dei figli e di stare vicino a loro in quella delicatissima fascia d’età legata ai primi anni di vita, in cui il bambino sviluppa il concetto del rapporto del sé con il mondo circostante: la detenuta-madre tenderà sempre a scegliere quello che è il "male minore per il figlio" e, non potendosi stabilire a priori (cioè in sede legislativa) quale sia il male minore per un bambino, la legge deve consentire alla detenuta madre di poter scegliere (in mancanza della possibilità di scontare la condanna in strutture non carcerarie) se tenere o meno il bambino con sé, senza imporre - ha auspicato possa disciplinarsi in futuro, in via generale ed astratta - tetti d’età che vadano solo ad ostacolare il raggiungimento della soluzione migliore al caso concreto. Riguardo al problema della fisica distanza delle detenute madri dai figli minori e piu' in generale dalle rispettive famiglie, con il concreto rischio della nefasta recisione dei legami familiari (ritenuto certo disvalore sociale e quale effetto negativo della detenzione), il Dott. Mazzamuto ha prospettato la possibile soluzione del colloquio in videoconferenza Skype (collegamento tra l'altro gratuito e comunque, tutto da regolare) per ovviare, almeno in parte, alle difficoltà per i visitatori derivanti dal coprire lunghe ed a volte costose distanze per andare ad incontrare la parente detenuta (e tanto, si consideri di maggiore valenza con riguardo ai figli minori). Soluzione pratica dunque ed a costo zero, certamente da avallare (unico problema, sembra a prima vista essere solo quello della reale sussistenza della volontà di voler veramente affrontare e risolvere in questo senso il problema dei colloqui con i familiari). Tanto, ci induce a pensare alle molteplici quotidiane "videoconferenze" effettuate con i detenuti, in ossequio ad "esigenze" di giustizia semmai di pari rilievo sociale. Il Dott. Mazzamuto ha poi espresso le proprie opinioni e riflessioni in merito all’imminente entrata in vigore della nuova normativa che prevede l’attivazione di strutture penitenziarie alternative rispetto all'attuale modello di Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Il relatore si è dimostrato ottimista ma dubbioso, soprattutto con riferimento a tutti quei soggetti che, a causa di infermità psichiche non sopravvenute bensì latenti (come nella maggior parte dei casi rientranti nella previsione dell’art. 148 c.p.), risultano essere socialmente pericolosi. E’ questa la maggiore perplessità legata alla chiusura degli OPG in favore di strutture alternative: questi soggetti - ha detto - sono da equiparare agli inimputabili, non possono stare in carcere; ma come comportarsi in casi di emergenza se nelle strutture alternative mancano gli agenti di polizia penitenziaria? La polizia penitenziaria è polizia di prossimità, interviene sul momento, spesso l’intervento è efficace proprio per la sua immediatezza. Già le strutture penitenziarie, così come gli O.P.G., soffrono il problema della carenza di organico di personale di sorveglianza (ha ricordato, tra tanti, il caso del detenuto "P.G"., soggetto che tenta continuamente il suicidio ingoiando tutto ciò che gli capita sottomano e che, per tali sue condizioni mentali, necessita di essere sorvegliato 24 ore su 24)."Ad impossibilia nemo tenetur", ma stando così le cose, che l’alternativa all’O.P.G. non sia il carcere! L’intervento del Presidente del Tribunale di Sorveglianza si è concluso con qualche considerazione in merito alla condizione carceraria femminile nel carcere di Gazzi: emblematica l’espressione “Cappello di seta e scarpe sfondate”, per indicare che, mentre si sta progettando di aprire una parruccheria nella struttura, molte celle sono sprovviste di bagno. Pertanto, prima di ogni disquisizione teorica o filosofica, quello che è davvero importante - ha tenuto ad affermare - è garantire la dignità umana dei e delle detenute: "in questo senso occorre lo sforzo congiunto di tutti i soggetti, in primis le Istituzioni, per rendere la condizione detentiva umanamente accettabile". A questo punto, il dott. Rosania ha tenuto a scongiurare il paventabile rischio che l’O.P.G. possa in futuro essere considerato alla stregua di "pattumiera sociale". Ha passato dunque la parola al Dott. Maurizio Veneziano (Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria). Da soggetto attivo e apicale dell’apparato amministrativo, il Provveditore si è soffermato sul problema del sovraffollamento delle carceri, dei tagli lineari dei fondi da parte dello Stato ed inoltre, O.P.G. di Barcellona P.G. - Messina sulla necessità di valutare l’effettiva utilità del carcere per determinate categorie di soggetti, come ad esempio i tossicodipendenti. Quanto alla sorte degli O.P.G. - ha detto - vi è incertezza! Ma un dato è sicuro: il DPCM che prevede il transito alla competenza regionale delle funzioni sanitarie, in Sicilia non ha avuto attuazione. Anche le c.d. "case famiglia protette" non sono, allo stato, previste da alcuna legge regionale, per cui, se nulla vieta all’Amministrazione Penitenziaria di farsene carico, anche e soprattutto dal punto di vista economico, ci si chiede se questo progetto sia concretamente realizzabile al momento attuale. Stesso discorso vale per gli "I.C.A.M.", alla creazione dei quali in Sicilia si sta cominciando a lavorare. Va da sé che per l’Amministrazione Penitenziaria tutte queste problematiche rappresentano nuove sfide da affrontare e risolvere, partendo dal presupposto che non tutti i reati meritano di essere sanzionati con la detenzione in carcere. Ci si auspica quindi di poter cogliere l’imminente mutamento legislativo come preziosa occasione per un razionale ripensamento del sistema dell’esecuzione penale. Gli strumenti non mancano. A questo punto, prendendo la parola l’Avv. Centorrino, ha ritenuto di suggerire la necessità ed opportunità di considerare i beni/capitali confiscati/sottratti alla mafia quale risorsa concreta da utilizzare per la realizzazione delle nuove strutture ed apparati e per l’avviamento dei nuovi progetti. Il presidente della Camera Minorile messinese, facendosi portatore di quella cultura "Minorilista”, ha evidenziato un’ulteriore sfaccettatura del problema, ossia quella del "danno biologico ed esistenziale" subito dal minore condannato senza colpa a crescere in carcere. Cogliendo la palla al balzo in tema di Avvocatura, il Dott.Angelo Meli (Direttore del Dipartimento Giustizia Minorile per la Sicilia), ha sottolineato la assoluta necessità di un’Avvocatura specializzata in materia minorile. Per migliorare la condizione attuale dei minori - ha detto - occorre lo sforzo congiunto di tutta una serie di protagonisti; Avvocati, Magistrati, Operatori sociali, Enti di volontariato, Istituzioni, che sono tutti chiamati all’azione. Per questo va riconosciuto un ruolo fondamentale innanzitutto alle Comunità ed a tutte quelle realtà similari gestite su base locale, che vanno avanti grazie al preziosissimo contributo dei volontari. Anche per la Magistratura il campo minorile rappresenta un’opportunità per offrire concrete possibilità di responsabilizzazione dei minori autori di reato – e dunque, in qualche modo, di crescita sociale - grazie alla disponibilità di strumenti giuridici come quello della messa alla prova e della cancellazione del reato dal "curriculum vitae" del giovane reo. Ma, nell’ottica della gradualità degli interventi sanzionatori, il dott. Meli si è dichiarato contrario alla proposta di abolire gli IPM, ritenendo necessaria tale misura estrema per la rieducazione di quei soggetti che, anche loro malgrado, non hanno mai ricevuto alcun esempio o modello valoriale. In ambito minorile, l’unico modo per realizzare gli obiettivi è quello di creare sul territorio strutture idonee a catalizzare “interessi minorili sparsi", per evitare l’abbandono a se stesse di situazioni di devianza, che invece non vanno assolutamente trascurate a causa degli elevatissimi costi sociali. Ed ovviamente non si parla di costi solo in termini economici. A tanto si è agganciato il dott. Rosania, esprimendo conclusivamente la necessità di una sorta di “riscrittura del patto sociale”, in un contesto collettivo attualmente caratterizzato dalla “crisi del padre”, ossia da una forte fragilità degli equilibri e una diffusa incapacità di tollerare frustrazioni e fallimenti, con frequenti ricadute sul benessere/malessere mentale della popolazione. E’ questo, ha detto, il punto di partenza da cui muovere per rivedere l’assetto di legalità dell’intero mondo occidentale. Con grande soddisfazione per l’ottima riuscita dell’evento, testimoniato dalla grande affluenza degli intervenuti, l’incontro è stato chiuso dai ringraziamenti e dai saluti dell’Avv. Centorrino, che nell’occasione ha annunciato che la cerimonia conclusiva dell'attuale corso sul diritto penale minorile 2012 è prevista nel mese di dicembre e vedrà, come nelle precedenti edizioni, la relazione riassuntiva delle attività svolte in detto percorso formativo e la consegna degli attestati ai partecipanti alla presenza delle Autorità e degli illustri relatori che si sono succeduti nei vari incontri di merito e tirocinanti.

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