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Incontro Tirocinante: “LE VOCAZIONI”

Nell’austero ed incantevole Seminario Vescovile “S.PIO X” di Messina, un’imponente struttura risalente a quasi un secolo fa, il 9 novembre 2016, si è tenuto l’incontro tirocinante organizzato dall’ASS.PE.93-CAMERA MINORILE, nell’ambito del Corso di Diritto Civile Minorile 2016, sul tema “La difesa civile del minore- istituti e tecniche difensive” ed il tema prescelto è stato significativo del percorso seguito e su “Le Vocazioni”. BREVI CENNI INTRODUTTIVI E STORICI: Nella parte superiore della porta d’ingresso della cappella maggiore del seminario spicca una lapide marmorea dedica- ta a San PIO X. Tale patrocinio è legato ad un’atto di riconoscenza, che la comunità diocesana Messinese ha voluto rendere per l’apprezzato contributo concesso dal papa, in seguito al terremoto del 1908. Pio X infatti, mosso da zelo pastorale e da grande sensibilità per il dramma che aveva colpito la città dello stretto, si interessò personalmente dei disaggi che in quel periodo riguardavano la formazione dei sacerdoti. In quest’ottica di riconoscenza, Monsignor Paino, ha voluto spostare la data della festa del “patrono” del seminario, inizialmente prevista nel calendario gregoriano per il 3 settembre, facendola invece coincidere con il 15 gennaio, data di inaugurazione dell’apertura del Seminario Ve- scovile. L’idea della costruzione di una struttura seminaristica decentrata prende for- ma dall’esigenza di fronteggiare le conseguenze derivanti dalla demolizione del Se- minario Vescovile Cittadino, connesse all’apertura di Via Garibaldi. Fu allora che l’Arcivescovo S.E. Mons.D’Arrigo, acquistò a proprie spese una villa in c/da Tre- monti a Giostra così, negli ambienti delle casine De Pasquale, in cinque padiglioni di legno disposti con criterio, tenendo conto del terreno e dei terrazzamenti, venne rea- lizzato il nuovo seminario che aprì le sue porte il 15/01/1915. Oggi, questa struttura, accoglie i seminaristi nel loro tempo più importante, ossia quello della verifica, del discernimento, della sedimentazione della loro scelta, essa quindi tende quindi a for- mare i nuovi presbiteri i quali, sull’esempio di Cristo, saranno chiamati a dedicarsi al popolo di Dio. Il seminario, non è solo un’istituzione funzionale all’acquisizione di competenze teologiche o pastorali o un luogo di coabitazione e di studio. Esso è innanzitutto una comunità di discepoli, ed il legame che questa comunità ha con il Vescovo e il suo presbiterio si realizza mediante il ministero del Rettore e con l’aiuto degli educatori. In quest’ottica, il Rettore - Mons. Cesare Di Pietro, ha spiegato che nella qualità di direttore della struttura, è chiamato a verificare la presenza in capo a ciascun semina- rista, dei requisiti di umanità, di disponibilità all’ascolto, di slancio missionario, di cui ciascun operatore della chiesa dovrebbe fregiarsi.

L’INCONTRO-STUDIO, tenutosi al Seminario, si è sostanziato in due distinti momenti, uno tirocinante vero e proprio, ed a seguire, quello di visita alla Biblioteca Painiana, al museo e ad altri suggestivi luoghi. La biblioteca, ospita cinque sale di let- tura di cui due, ad uso eslusivo dei seminaristi, due aperte al pubblico, ed una nella quale sono svolte le funzioni di segreteria. Il momento pratico ha avuto inizio con la proiezione di un video di cui i ragazzi del “S. PIO X” hanno gioiosamente voluto farci dono, che riprodu- ceva i vari momenti della giornata dei seminaristi che comprende la preghiera, lo studio, lo svago, i momenti di convivialità e la Santa Messa. Durante il momento tirocinante, Mons. Cesare Di Pietro ci ha mirabilmente e gioiosamente condotti nel mistero della “chiamata vocazionale”, analizzandone anche l’aspetto etimologico, religioso, e laico del termine. L’incontro, è stato presentato dal Presidente del- l’ASS.PE.93-CAMERA MINORILE - Avv. Antonio Centorrino, il quale, ha scelto di effettuare un circoscritto e mirato intervento incentrato sull’importanza della “Vo- cazione professionale” in generale e dell’Avvocato Minorile in particolare, nonché, sulla necessaria capacità richiesta a quest’ultimo di “lanciare il cuore oltre l’ostaco- lo” con i propri Difesi, al fine precipuo di tutelare realmente l’Interesse Superiore del Minore. Lasciando poi la parola al Rettore, si è anch’esso lasciato coinvolgere dalla misti- ca atmosfera del luogo, abbandonandosi al verbo serafico ed appassionato del relatore nella narrazione anche di tratti della sua esperienza vocazionale. L’affascinante percorso è quindi entrato nel vivo con la descrizione della “Divina Chiamata” ricevuta da Monsignor Di Pietro, il quale, con grande trasporto, ha narra- to la sua esperienza personale, affermando che, dopo un percorso di studi di natura giuridica che lo hanno condotto al conseguimento della Laurea in Giurisprudenza e dopo un periodo di tirocinio svolto presso lo studio legale di suo padre, ha avvertito una sorta di insoddisfazione in ciò che aveva realizzato ed una certa distanza dall’at- tività, dai luoghi e dai temi che rappresentavano la realtà professionale dell’Avvocato. Ha descritto, di contro, una sensazione di pienezza, di serenità e di gioia percepita nel percorso seguito alla ricerca di Dio, nell’ambiente del seminario, nei momenti di rac- coglimento e preghiera. Ha raccontato, inoltre, della difficoltà incontrata nel rendere partecipe il padre della scelta di voler lasciare la professione forense per dedicarsi agli studi teologici ed infine, ha descritto con grande e contagiosa commozione il momento in cui, accompagnato dal padre, ha varcato “finalmente” il cancello del se- minario. L’emozionante viaggio tirocinante, è proseguito con l’analisi e studio del signifi- cato etimologico del termine “Vocatio”, derivante dal latino “vocare” - chiamare. Sotto il profilo religioso invece, la chiamata - come è stato sapientemente illustra- to - viene intesa nell’accezione propria del termine, e con riferimento a tale profilo, Mons.Cesare ha inteso evidenziare la necessità di dover prescindere dalle ordinarie accezioni secondo le quali, la “chiamata”, viene concepita come un concetto quasi sovrumano in cui Dio si sovrappone all’uomo ed alla sua libertà imponendogli quasi una scelta obbligata. Il direttore del seminario, ha fermamente sostenuto che nella “Chiamata Vocazio- nale”, Dio lascia all’uomo la libertà di scegliere se seguirlo o meno; è però evidente che in presenza di una “pienezza vocazionale”, una scelta diversa da Dio, si rivele- rebbe sicuramente una scelta infelice. Nel campo laico, invece, la “Vocazione” deve essere intesa in un’accezione più ampia del termine, ossia come “Vocazione Universale all’Amore”, che si declina poi nella “vocazione di ciascuno di noi ad assolvere con coscienza e responsabilità i do- veri derivanti dalla propria professione”, alla scelta della quale è necessario approda- re dopo aver decifrato il dinamismo proprio della vocazione nel suo sviluppo gradua- le. La vocazione professionale, può quindi essere definita come “quell’impulso tra- scendente, quel sentimento che tende ad un progetto, ad un’arte, ad una attività pro- fessionale”. Nella professione forense in generale e nel diritto minorile in particolare, la voca- zione si sostanzia in quel “trasporto interiore, emotivo trascendentale verso la tute- la del soggetto debole”, in quella “passione che proietta oltre se, rendendoci così capaci di approdare a quella meta finale rappresentata dalla tutela del superiore interesse del minore”. E pertanto, in quest’ambito, la vocazione implica - UNA PRE- SA DI COSCIENZA NELL’AMBITO DELLA QUALE IL CHIAMATO SI SENTE INVE- STITO DI UNA NOBILE MISSIONE E NELLA CUI REALIZZAZIONE TROVA GRATI- FICAZIONE, APPAGAMENTO E FELICITÀ. Nel corso del momento tirocinante, è stata analizzata la “parabola degli operai nella vigna”, tratta dal vangelo di Matteo, (20,1-16). La parabola ha inizio con la descrizione del padrone della vigna che va in cerca di lavoratori; si porta quindi in piazza, vede alcuni disoccupati e li assume a gior- nata per mandarli a lavorare nella sua vigna, concordando con loro la paga di un denaro al giorno. Il padrone si reca poi di nuovo in piazza, a metà mattinata, a mez- zogiorno, nel pomeriggio e persino verso sera preoccupandosi di mandare nella sua vigna tutti i disoccupati che trova nei vari momenti della giornata, concordando con tutti la stessa paga. Il padrone della vigna - al termine della giornata - provvede quindi a pagare gli operai ma, anziché iniziare dai primi (ossia da quelli che avevano lavorato tutta la giornata), inizia dagli ultimi, cioè da coloro che avevano reso meno ore lavorative, assicurando loro la stessa paga dei primi. La scelta di retribuire tutti in egual misura prescindendo quindi dall’effettivo nu- mero di ore in cui avevano prestato attività lavorativa, solleva inevitabilmente l’indi- gnazione degli operai della prima ora impegnati nella vigna per tutta la giornata. La spiegazione della parabola in esame, che sfugge sicuramente alla logica umana, può solo trovare ratio nella logica dell’Amore Divino, nell’esigenza quindi di tutelare i meno fortunati, gli emarginati coloro che inizialmente erano stati scartati, e che solo in un secondo momento avevano potuto beneficiare in una sorta di “ripescaggio” del- l’ultima ora. Attraverso questa parabola, Gesù, suggerisce di guardare la realtà con l’occhio amorevole di Dio Padre, piuttosto che orientare i nostri giudizi alle mere considera- zioni umane. Con riferimento alla parabola in esame, Monsignor Cesare Di Pietro, ha inteso evidenziare l’importante chiave di lettura data alla stessa da Giovanni Bazoli (presi- dente di Banca Intesa e della Fondazione Cini), il quale, ha preso le mosse da un frammento della memoria che lo riportava indietro nel tempo, consentendogli di ri- percorrere la polverosa strada che sulla via del ritorno da una breve vacanza in Libia, gli ricordava una fila di operai che attendevano di essere “presi a giornata”. Egli ha ravvisato in questa situazione, pur a noi contemporanea, una similitudine con la para- bola degli operai della vigna. Quegli uomini erano lungo la strada, come gli operai biblici erano in piazza. Egli approfitta dell’analogia degli episodi, per fornire una illuminante interpretazione di una delle più famose ed “oscure” parabole del Vangelo. Il Bazoli, ritiene che la scelta di attribuire compensi uguali per prestazioni diseguali, lungi dall’ispirarsi a logiche d’ingiustizia, per altro, lontane dal modus operandi divino, vada ravvisata invece nel- l’intento di compensare la diversità di condizione in cui gli uomini sono chiamati a prestare la loro opera. La giustizia divina avrà il compito di eliminare quelle dise- guaglianze, quelle disparità nei cui meandri si annidano le ingiustizie del mondo. L’interpretazione fornita dal Bazoli, postula a modesto parere della scrivente, un aggancio con il concetto di eguaglianza sostanziale sancito nell’art. 3 comma secondo della Costituzione. L’eguaglianza sostanziale implica, infatti, l’impegno dello stato a rimuovere le di- sparità, gli ostacoli di natura economico-sociale che di fatto impediscono la effettiva partecipazione degli individui alla vita del paese. Il momento tirocinante si è coronato da un’inaspettabile dono che Don Cesare ha voluto offrire ai presenti, invitandoli a se- guirli in un affascinante percorso che, muovendo dal salone del- le conferenze ed attraverso monumentali ed artistiche scali marmoree, ha portato ad un corridoio ai piani superiori, in fondo al quale si sono spalancate due enormi porte che hanno dato ac- cesso al Salone Arcivescovile e delle cerimonie, con tesori marmorei ed opere arti- stiche, il cui contesto rievocava gloriosi tempi di antico e storico splendore; la visita sapientemente guidata dalle parole del Rettore, è proseguita al Salone delle ceramiche, ove è stato possibile ammirare opere in esposizione in terracotta, frutto dell’ingegno e della creatività di due maestri di Giarre (nel catanese) che in esse hanno saputo trasfondere e rappresentare scene di vita quotidiana di umili gen- ti e nobili mestieri, il cui valore, già noto alla comunità locale è stato pur insignito da premi internazionali; e non ha mancato di destare grande meraviglia la realtà che è apparsa nella successi- va tappa al Museo Painiano di Storia Naturale che comprende una meravigliosa collezione di migliaia di reperti zoologici, bo- tanici, paleontologi e geologici, provenienti da altre collezioni Nazionali o Internazionali e soprattutto da varie donazioni di confratelli missionari, raccolti durante l’episcopato di Mons. Angelo Paino (1870- 1967), che ha consentito agli astanti di apprezzare le opere dell’imponente centro culturale che Monsignor Di Pietro si auspica di poter presto rendere fruibile all’intera città; ed in un crescendo di emozioni, calati in quella dimensione mistico-culturale che proiettava fuori dal tempo, l’ultima sorpresa che l’illustre mecenate ha voluto offrire a quei cultori del diritto è stata l’antica e secolare biblioteca meravigliosamente custodita nel tempo dagli uomini di Chiesa e che, oggi, per volontà del suo rettore, è in parte in fase di re- stauro ad opera della Soprintendenza dei beni culturali di Messina (vi è una mole enorme di volumi, su temi più disparati, custoditi in altra grande ala della struttura) e tra quelli esposti, è stato possibile consultare qualche testo con la guida e sapiente il- lustrazione di Don Cesare e, come sovente accade in tali situazioni, la curiosità del- l’uomo e nell’occasione anche del giurista, l’attenzione è caduta su quel volume che quasi accidentalmente sembrava trovarsi sul nostro cammino e che, sfogliandolo ap- pena, ci ha mostrato “l’almanacco“ del Regno delle due Sicilie - alcuni Giuristi e le Magistrature di tempi antichi e quella Messina che sembrava essere, sotto quel Re- gno, testa di ponte e capofila della giurisdizione in Sicilia sebbene sotto il dominio di Re Ferdinando. L’ora tarda, al fine, ci è stata nemica e seppur con rammarico ed a piccoli drappelli, il gruppo, a malincuore, sfoltiva da quei locali ricchi di tali tesori. Nel lato esterno della grande ansa del viale di accesso, accanto alla biblioteca, Mons.Minutoli (al tempo rettore del seminario) volle dedicare alla Madonna il piccolo de- clivo che verdeggia, ivi collocandovi la statua marmorea della Vergine, per la quale coniò il titolo di “Mater Cleri- corum Amabilis”. Il piccolissimo parco che circonda la Sacra immagine, avrebbe dovuto recepire, nel suo deside- rio, le piante che in qualche modo avevano qualche rife- rimento biblico con la Madonna: l’oliva speciosa, il cedro del Libano, il cipresso di Sion e la Rosa Mistica, partico- lari che rendono ancor più suggestivo il ritiro spirituale dei presbiteri tradizionalmente legati al culto mariano e che ci hanno accompagnati nel congedarci, già con tanta voglia di farvi ritorno, ancor più consapevoli ed arricchiti del pregnante valore della “vocazione”, laicamente e religiosamente intesa.

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